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08 marzo 2012

Dalla Tav alla Pedemontana: le Grandi Opere distruggono il nostro futuro, fermiamole!













SA
BATO 17 MARZO - Montecchio Maggiore - MANIFESTAZIONE NO PEDEMONTANA. Per prepararla e condividerla MARTEDI’ 13 MARZO, 21.00, Presidio Permanente: ASSEMBLEA DELLA PIAZZA DEI BENI COMUNI

La lotta che da oltre vent’anni vede contrapporsi la stragrande maggioranza degli abitanti della Valsusa al progetto della Tav non ha nulla a che vedere con dinamiche localistiche o egoistiche. Al contrario, la mobilitazione contro la Tav parla a tutte e tutti noi, perché quelli in conflitto sono due modelli di sviluppo, ovvero di rapporti sociali, di relazioni con il territorio, di programmazione e crescita economica, di cultura, di diritto e di pratica politica, nettamente antitetici tra loro.

Per quanto riguarda le motivazioni che spingono donne e uomini di ogni età ed estrazione sociale ad opporsi non ci soffermiamo, visto l’abbondanza di materiale prodotto in questi anni per avvalorare le tesi di chi è contrario all’ opera. Allo stesso tempo non si può dire che i favorevoli alla Tav siano stati in grado di motivare la loro posizione in maniera seria e precisa, se non ricorrendo alle solite stanche litanie (il progresso, l’Europa che lo impone e dalla quale rischieremmo di rimaner fuori, la ricchezza che si produrrebbe etc.), che si configurano come una sorta di ideologico mantra da ripetere in ogni occasione.

La questione della Tav assume un carattere paradigmatico, perché racchiude in sé tutti i tratti di un modello di sviluppo onnivoro e distruttivo, che si vuole imporre con un uso inaudito della forza e della repressione da parte dello stato, attraverso meccanismi che esautorano le comunità locali dalle scelte che direttamente li riguardano, arrivando a minare il concetto stesso di democrazia.
Con l’uso di mostruosità giuridiche come la legge n. 443 del 2001 (cosiddetta legge Obiettivo), dichiarando queste opere quali “strategiche e di preminente interesse nazionale”, arrivando addirittura a schierare l’esercito per difenderne i siti e i cantieri, si vuole imporre un modello di sviluppo che, in tutti questi anni, è stato sinonimo di malaffare, di spesa pubblica a vantaggio dei privati (ancor più con la pratica del project financing), di distruzione del territorio e dei beni comuni. In buona sostanza, quindi, il modello che ha provocato la crisi, e che qualcuno ancora oggi vorrebbe far passare come salvifico, grazie anche all’insipienza generale dei mass media, tutti schierati (come vediamo nella vicenda della Tav) e allineati con il verbo dei grandi gruppi economici impegnati in questi progetti e destinatari delle enormi risorse economiche che lo stato, e quindi tutte e tutti i cittadini italiani, mette a loro disposizione.

Questo meccanismo perverso si registra non solo in Val di Susa ma ovunque. Che sia una discarica come nel caso di Chiaiano, la Tav o la Pedemontana (per tornare dalle nostre parti), la dinamica è sempre la stessa, e chi vi si oppone è considerato alla stregua di un criminale.

Siamo invece convinti che si debba uscire da questa logica folle e distruttiva, facendo emergere con convinzione e chiarezza la necessità di un vero e proprio cambio di paradigma, capace di affermare che un altro modello di sviluppo non solo è possibile, quanto necessario.

La direzione è, secondo noi, quella tracciata dalla straordinaria tornata referendaria, dalla necessaria e non più procrastinabile affermazione del concetto di bene comune, che confligge con la pratica predatoria e privatistica dell’interesse particolare e della messa a valore di ciò che è collettivo e indisponibile a questi processi fondati unicamente sull’accaparramento di sostanziosi profitti.

Bisogna capire bene qual è la posta in gioco, e decidere da che parte stare. Noi siamo al fianco delle donne e degli uomini della Valsusa così come ci schieriamo con chi, nei nostri territori, è mobilitato a contrastare progetti devastanti, come la Pedemontana o Veneto City, che della Tav assumono le stesse caratteristiche di spreco di denaro, di distruzione di risorse, di rapina dei
beni comuni. Il problema quindi non è quello di tenere separate opere diverse tra loro ma accomunate dalla stessa visione distorta di sviluppo, al contrario.

Proprio nella capacità di legare tra loro queste realtà può dare gli strumenti interpretativi capaci di costruire e solidificare le diverse forme di resistenza e di opposizione alle Grandi Opere e a tutto ciò che le sostiene.

Il prossimo 17 marzo ci sarà una grande manifestazione a Montecchio Maggiore contro l’autostrada Pedemontana, altra grande opera distruttiva che non ha nulla da invidiare rispetto alle altre, e riteniamo fondamentale far emergere all’interno di quella manifestazione un chiaro messaggio di opposizione non solo a quel devastante progetto, quanto alla logica che lo sottende e lo vorrebbe imporre, che è uguale a quanto vorrebbero fare in Val di Susa.

Per questo proponiamo non solo di partecipare in tante e tanti, ma anche di caratterizzare la nostra presenza con un messaggio chiaro: No alle Grandi Opere, no alla distruzione dei beni comuni, no alla repressione dei movimenti, perchè il diverso mondo possibile al quale tutti aspiriamo si fonda su un modello di sviluppo opposto, rispettoso dell’ambiente, fondato sulla democrazia e sulla partecipazione, sulla piena agibilità dei movimenti.

A Montecchio Maggiore, nel rispetto della convocazione lanciata dai promotori, porteremo questo contributo, e se saremo in tanti a farlo sarà utile a tutti, da Montecchio alla Val di Susa.

Presidio No Dal Molin

Sottoscrivono:
Comitati DST No Pedemontana, Valle Agno-Malo-Altovicentino-Bassano-Breganze

6 commenti:

  1. Condivido pienamente! NO PEDEMONTANA NO TAV!!

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  2. Contro la la Pedemontana, saro' con voi il 17
    PietrangeloPetteno'

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  3. chi sono quelli che hanno scritto con lo spray sui muri in centro a Montecchio NOTAV NOPEDEMONTANA? che bisogno c'era?

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    Risposte
    1. non c'era alcun bisogno

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    2. Hanno decisamente fatto una cazzata!
      Ale

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  4. .. sui muri in centro?? Sono dei pirla, volantini e locandine bastavano ...

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Sotto la neve pane. Sotto il cemento fame!