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18 febbraio 2008

Beni Comuni - Valle Agno

"Quadro conoscitivo" per ciò che riguarda la storia, la natura, la biodiversità, la flora, la fauna e il paesaggio.

La valle dell'Agno è una valle delle Prealpi venete che scorre da nord a sud, percorsa dall'omonimo torrente, a partire dalle Piccole Dolomiti per una trentina di chilometri.

Rappresenta la più orientale di una serie di valli parallele delle province di Verona e Vicenza.

Nel suo alto corso è caratterizzata dalla conca di Recoaro Terme, nota anche come "conca di smeraldo", circondata dall'arco montuoso delle Piccole Dolomiti: è qui ancora molto stretta, dai versanti ripidi, coperti da boschi. Si allarga solo all'altezza di Valdagno, ove diviene molto più densamente abitata e industrializzata, anche se le dorsali collinari a est e a ovest, che raggiungono i 7-800 metri, mantengono talvolta intatte le caratteristiche e le abitazioni rurali di un tempo. Continuando verso gli altri comuni Cornedo Vicentino, Brogliano, Castelgomberto e Trissino si allarga sempre più diventando un importante polo industriale e artigianale.

Nonostante sia densamente abitata, in particolar modo nella parte meridionale, caratterizzata anche dal sorgere di alcune considerevoli zone industriali, la valle dell'Agno riesce ancora a mantenere sulle contrade sparse nelle colline le sue originarie caratteristiche, con ampi boschi e prati, percorsi da una intricata rete capillare di strade sia asfaltate che sterrate, nonché di sentieri.

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La VALLE DELL'AGNO è percorsa dalla strada statale n. 24b, la quale si stacca ad Alte (11 km da Vicenza e 40 da Verona) dalla statale n. 11. Passando per Valdagno 266 metri di quota (22 km) e S. Quirico 388 metri di quota (5 km bivio a sinistra per la valle del Torrazzo, Fongara e Recoaro Mille), si arriva a Recoaro Terme 446 metri di quota (6 km), importante centro di soggiorno termale e curativo, con ricca attrezzatura ricettivo-alberghiera e stabilimento d'imbottigliamento acque minerali. Poco a monte di Recoaro Terme, l'alta valle dell'Agno si biforca nel ramo di Lora a ovest e di Campogrosso, o Rotolòn, a nord. Entrambi possono essere risaliti per strade asfaltate. Nel primo caso si raggiunge, dopo dodici chilometri da Recoaro, il rifugio "C. Battisti" al pianoro della Gazza, all'estremità settentrionale delle Montagnole ed ai piedi della catena delle Tre Croci ad ovest e del Fumante a nord. È il punto di partenza per molte interessanti escursioni, traversate ed ascensioni. Nel secondo caso, vale a dire seguendo il ramo di Campogrosso, si arriva all'omonimo passo dove troviamo il rifugio "T. Giuriolo".

Il Torrente Agno nasce dalla cima di Campogrosso a metri 1502. Dopo Trissino, ricevuti alla sua destra i torrenti Arpega e Restena, assume il nome di Fiume Guà e con questo nome passa in Provincia di Verona e Padova. Lunghezza: 40 km
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Guà, da cui il termine “Rotte del Guà”. In questo tratto gli argini non stringono più il torrente come nelle zone a monte ed il corso diventa serpeggiante.
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Il “percorso naturalistico delle Rotte del Guà” si snoda su un’area di circa 100 ettari, lungo gli argini del torrente Agno, che in questa zona cambia nome in dando origine a quelle sinuosità tipiche dei corsi d’acqua non regimati, con la formazione di anse, scarpate e banchi di ciottoli, sabbie e ghiaia che racchiudono zone paludose e stagni. All’interno di quest’area confluiscono ben tre torrenti - il torrente Arpega, il torrente Restena e lo Scolo Ducale, che raccoglie le acque del torrente Arpeghetta - che danno origine così ad una vasta zona paludosa, che è l’unica di fondovalle dell’intera Valle dell’Agno.

video

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link: LE POSCOLE E LOCALITA' CANTON
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BROGLIANO: Nonostante sia il comune più piccolo nella Valle dell'Agno, Brogliano riveste un ruolo da protagonista nella storia dell'organizzazione ecclesiastica e civile dell'intera vallata. Questa importanza gli deriva dalla piccola Pieve di S. Martino, matrice di tutte le chiese della Valle, carica di mille anni di storia e custode della presenza longobarda nella zona. Prima del X secolo la popolazione di Brogliano risiedeva nell'antico vico denominato S. Martino posto a fondovalle. In seguito alla distruzione del vico, i sopravvissuti si ritirarono a lavorare in luoghi che meglio si prestavano alla difesa contro le frequenti invasioni degli Ungheri. Ricostruirono così il vico in alto, più verso il monte, e continuarono a chiamarlo S. Martino. Si crede che nella prima organizzazione ecclesiastica del territorio vicentino (dalla metà del VI secolo), Brogliano e tutta la Valle dell'Agno fossero sottoposti alla Pieve di S. Maria di Montecchio Maggiore e vi siano rimasti sino al secolo XIV, quando la chiesa di S. Martino fu elevata alla dignità pievana. Non sembra, tuttavia, inattendibile che originariamente la pieve della Valle dell'Agno fosse S. Martino di Brogliano e che, dopo la distruzione di questa chiesa avvenuta nel X o XI secolo, tutto il territorio della Valle sia stato ecclesiasticamente sottoposto alla Pieve di Montecchio. Ad ogni modo è certo che verso il VII - VIII secolo la chiesa di S. Martino esisteva già, come pare dai resti venuti alla luce qualche anno fa sul greto del fiume Agno e dal santo cui essa è dedicata. Infatti, durante l'ultimo periodo della dominazione longobarda (dalla fine del 600 e fino al 774) molte chiese furono dedicate a S. Martino che, insieme con S. Giorgio e S. Michele Arcangelo, divenne uno dei patroni dei longobardi convertiti al cattolicesimo. Il gesto caritatevole del santo che divise il proprio mantello con un povero incontrato nudo per la strada rimane nei secoli scolpito nella pietra e nel legno. Martino di Tours divenne così l'amico della gente modesta ed il suo nome risuona e risuona sulle labbra di malati e infermi. Le origini e l'importanza storica

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LA CONCA DI SMERALDO (Recoaro Terme)

Il fascino paesaggistico di Recoaro Terme e di tutto il comprensorio detto delle Piccole Dolomiti nasce dal felice incontro di geometrie opposte, quello verticale delle guglie dolomitiche che si scontra con quello orizzontale dei prati dolci ricchi di vegetazione e di pascoli, ancora intensamente sfruttati dall'economia montana della malga. Molto interessante si rivela la geologia del territorio recoarese: in quanto le rocce appartengono al periodo denominato Triassico, conosciute in tutta Europa per la loro integrità e sono oggetto di studio e di pubblicazioni scientifiche.
L'ambiente recoarese presenta un insieme di aspetti naturalistici interessantissimi, talvolta unici. Sui monti che circondano la cittadina termale è presente una flora eccezionale: le cime delle Piccole Dolomiti, sono i resti emergenti, delle grandi glaciazioni del Quaternario ed ospitano, in quanto massicci di rifugio, varietà botaniche preglaciali. La notevole escursione altimetrica (si va dai 400 m. sul livello del mare ai 2259 m. di Cima Carega) determina una notevole escursione termica. Di conseguenza, se elle più grandi Dolomiti dominano le abetaie, qui c'è spazio per tutte le fasce di vegetazione tipiche dell'arco alpino, dai boschi di castagno alle faggete, dal bosco misto agli abeti,alla prateria alpina. All'escursionista inoltre non potrà sfuggire la ricca fauna: dal rondone delle quote più basse ai falchi, alla poiana, ai numerosi corvi, "le grole", che hanno dimora fra rupi e pareti rocciose, al gallo forcello che vagabonda sui valloni selvaggi.
"Recoaro, come paesaggio - scriveva Nietzsche alla fine dell’Ottocento – è una delle mie più belle esperienze". La bellezza paesaggistica di Recoaro Terme, tale da far definire il paese "Conca di Smeraldo", si manifesta in una rigogliosa vitalità, un ambiente sano e una natura generosa e intatta, un’armonia di immagini e suoni ideali a ricaricare l’animo e riconciliarlo con il paesaggio.

E' il punto più scenografico e conosciuto di tutta la conca, assieme al passo di Campogrosso punto di partenza per le escursioni e le passeggiate. Si raggiunge con una comoda strada che sale abbastanza ripida dalla frazione di San Quirico di Valdagno collocata lungo la strada statale 246. E’ difficile immaginare, osservando le dolci e soleggiate ondulazioni a prato-pascolo della Conca di Recoaro Mille, che un tempo la zona era interamente ricoperta da un grande bosco di faggi! La "busa" di Pizzegoro, infatti, deve il suo aspetto attuale alla radicale opera di disboscamento messo in atto intorno al XV secolo dalla Serenissima Repubblica per far fronte all’enorme richiesta di legname dei propri cantieri navali.
Oggi la zona è luogo ideale di attività sportive e ricreative, tanto nella stagione estiva che in quella invernale. Incoronata dalle guglie suggestive delle Piccole Dolomiti, dai rilievi di Marana e Montefalcone, la località di Recoaro Mille offre d’estate al visitatore interessanti percorsi per il trekking e il mountain bike.
Di grande interesse sia estetico che naturalistico è ad esempio il sentiero detto "delle Montagnole" che porta al Rifugio Battisti (Gazza) attraverso pascoli e boschetti di conifere e latifoglie, costeggiando tipici edifici rurali come le malghe e le "casare", accompagnate dalle pozze d’alpeggio e dai grandi "patriarchi" (alberi di notevoli dimensioni, come il celebre "Linte", tiglio secolare che merita una rispettosa sosta).
D’inverno ferve l’attività sciistica di discesa e fondo, supportata dagli impianti di risalita, seggiovia e sciovie, adiacenti al complesso alberghiero "Castiglieri". La zona offre dolci pendii innevati per i principianti insieme a ripide discese per i più esperti, possibilità di praticare l’escursionismo in quota, lo sci da fondo e il volo con il parapendio. Il tutto in un paesaggio mozzafiato, dove neve, sole e monti si fondono in una meravigliosa armonia. link
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link: Recoaro Terme, alta valle dell'agno
Strada Statale 246 di Recoaro
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SENTIERO "SETTE ROCCOLI" link

Posizione geografica: Sulle colline che a Est fiancheggiano Novale e ad Ovest Monte Magrè, S. Vito di Leguzzano, Monte di Malo, tra il Passo dello Zovo e il Passo della Cima, a quota 650 m s.l.m. sul confine orografico fra la Valle dell'Agno e la Val Leogra, si situa la località detta "MUCION" (Mucchione). Il nome deriva dalla presenza di due monti di origine vulcanica con tipica forma a cono (mucio) posti come due sentinelle, uno a guardia di Schio, l'altro a guardia di Valdagno. La zona apparentemente isolata su di un crinale montuoso ai confini fra il Comune di Schio (Monte Magrè), Monte di Malo e Valdagno, in realtà è stata un'area di costanti comunicazioni.
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Sono state individuate:
- Una pista Neolitica (Periodo Preistorico) che appare dai reperti rinvenuti in varie località (M. Palazzo, Ceola Sisilla, Buso della Rana, Novale, Bocara, Omo della Roccia) parte da S. Tomio e porta a Novale.
Tale percorso poteva soddisfare le esigenze migratorie dei Neolitici, ancora abbastanza nomadi, i quali nei loro continui spostamenti alla ricerca di prede e di pascoli, evitavano la parte pianeggiante perchè troppo paludosa e le parti più elevate perchè troppo impervie e povere d'acqua, preferendo una linea di transito a mezza costa da un passo all'altro, da un valico all'altro, secondo criteri di sicurezza ed economia;

- Un passaggio Cimbro nel periodo Medievale tra i tredici Comuni Veronesi e i Sette Comuni Vicentini . Sono infatti Cimbri i nomi delle Contrade circostanti al sentiero dei rocoli;
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-Una Route des Imperiaux usata nel periodo del Sacro Romano Impero, che scendeva da Marana e dalla località "Castello".
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8 CAPITELLO DEDICATO ALLA SACRA FAMIGLIA
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Costruito nel 1628 per scongiurare la peste che dilagava. Posto all'inizio del sentiero ha tradizionalmente una funzione apotropaica, cioè protettiva da influssi maligni.
Il sentiero è una stradina secondaria alternativa al percorso che consente di fare una passeggiata su di un circuito ad anello. Lungo tale sentiero si possono osservare "la fontana del roccolo Castellan sita nel Comune di Monte di Malo, realizzata nel 1924 ed alimentata da una falda artesiana e la Contrada Pozzoli, sita anch'essa nel Comune di Malo, in prossimità della quale si può osservare un muro di contenimento costruito in roccia basaltica a struttura globulare distorsa, tipica dei raffreddamenti magmatici avvenuti sui fondali marini.

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Campotamaso (Valdagno), mollemente adagiato su una conca a circa 500 mt. di altitudine s.m., riparato da un arco naturale di montagne, sembra quasi il ventre molle di una maitresse sdraiata su un letto di cuscini di piuma. I boschi ed i prati che gli fanno da contorno hanno un aspetto soffice, danno il senso di ampio respiro, non soffocano con la loro presenza lo spazio vitale che appaga l’occhio.

Ci si arriva dopo aver svoltato a sinistra, all’altezza della chiesa di Maglio di Sopra, dalla statale che percorre la Valle dell’Agno, a pochi chilometri da Recoaro, confine naturale della sua viabilità. Indimenticabile per chi la percorre, dove l’antico, il profumo autentico dei fiori dell’alpe, il rintocco delle campane, mai sincronizzate, che si fanno eco una con l’altra da una parte all’altra della vallata, creano un fascino particolare.

Una carrozzabile, simile ad una mulattiera pur se asfaltata, comincia ad inerpicarsi per le colline che circondano il fondovalle. Ad un tratto, quando hai la sensazione di salire all’infinito, ti sembra quasi che la strada ti manchi da sotto i piedi. Così, all’improvviso.

Il paese ti si presenta di profilo e quasi nascosto da un costone che scende dal monte Croce. Diventa logico lasciarsi guidare dal nastro d’asfalto e, dopo qualche sconquasso, entri in paese senza bussare alla porta. E sei il benvenuto.

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Valdagno - video

FTV (ex) Linea Valdagno Vicenza

Val Rossia - Contrada Cengiati di Novale