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05 marzo 2015

Pedemontana veneta, fra malattie e inquinamento

Pedemontana sì, Pedemontana no, il cantiere avanza e il tessuto territoriale della valle dell’Agno sta velocemente cambiando, per sempre. È un altro passo del progresso che, con la sua mano pesante ma redditizia, da anni ormai disegna e ridisegna le nostre valli in efficaci schemi produttivi. Il motore d’Italia si concede un altro gioiello ancora da infilare nelle dita gonfie di ori.

«Da tempo segnaliamo evidenze nei nostri studi di medicina generale di un aumento anomalo di patologie tumorali, di malformazioni, di allergie, di aborti, di infertilità», sono le parole di un medico della Campania riportate da Saviano nel suo consueto “L’antitaliano” su l’Espresso. Il ministro Lorenzin attribuisce l’incremento di malattie allo “stile di vita” sbagliato della popolazione, mentre lo stesso ministro firma un decreto con cui vieta categoricamente qualsiasi attività agricola in 15 ettari di terreno della cosiddetta Terra dei Fuochi.
Insomma, in una regione che in vent’anni si è vista riversare e bruciare illegalmente nei propri campi dieci milioni di tonnellate di rifiuti, il collegamento tra inquinamento e malattia sembra sempre più diretto, così come il vuoto politico appare sempre più evidente. Profondo sud, diremmo noi cittadini del laborioso Nordest, aggrappati con fierezza alle ruggenti bandiere di San Marco, e puntiamo il dito dagli anelli luccicanti contro il meridione che rallenta e appesantisce.

Il 28 ottobre 2014, ore 17.45, si riunisce la “Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati”, presieduta dal Deputato Bratti: in audizione c’è Daniele Zovi, Comandante regionale del Corpo forestale dello Stato con più di trent’anni anni di esperienza effettiva sul territorio veneto. Zovi fa un quadro generale della situazione regionale rifiuti portando in evidenza un tipo di illecito che interessa direttamente la nascita della nuova Pedemontana.

In genere, difatti, lo smaltimento delle sostanze pericolose avviene mescolando queste a terre o a residui di lavorazione delle cave, diluendo così la tossicità in maniera informe e incontrollabile. Si tratta di materiale buono soprattutto per i terrapieni impiegati nella viabilità, come evinto dal caso Valdastico Sud o a degli svincoli di Padova, area in cui si è riscontrata la presenza di tale terriccio inquinato. Zovi non nasconde una forte preoccupazione per quel che riguarda la Pedemontana.

«La Pedemontana, infatti, prevede una movimentazione di milioni di metri cubi che passano, lambiscono, attraversano un territorio molto industrializzato, quindi per sua stessa natura produttore di rifiuti». Attenzione, non ci sta dicendo che la terra è inquinata, ma che ha enormi probabilità di esserlo, viste le esperienze precedenti e il tipo di territorio. Il problema è che non c’è un modo per provarlo dal momento in cui, anche se a livello normativo ci sono tutti i presupposti, a livello pratico mancano i sistemi di controllo, ossia non ci sono organi addetti al monitoraggio.

Insomma, come sintetizza la Senatrice Puppato, dove ci sono grandi opere che prevedono enormi movimentazioni di terra, questa si presta a essere mescolata e, pertanto, nociva. Inoltre, come spiega sempre Zovi, “la terra ha potere tampone per sua stessa natura, per come sono fatti la terra e il terreno. Non si ritrova più sotto quello che si sversa sulla terra, perché il sistema delle argille, il sistema fisico e fisico-chimico del terreno tampona il materiale buttato. Questo mescolare alla fine si risolve in un lento e inesorabile inquinamento delle falde sotterranee. Nel Veneto, siamo costretti ad andare sempre più giù per pompare e trovare l’acqua che finisce nei nostri acquedotti”.

E a parlare di acqua buona in Veneto c’è da essere cauti, soprattutto dopo la catastrofica “bomba ecologica” (frutto di uno studio dall’Arpav) per la quale si è cambiato parte del progetto Pedemontana poiché vi sarebbero ben 59 comuni tra Vicenza, Verona e Padova con falde acquifere inquinate da sostanze perfluoro-alchiliche – Pfas –, rilasciate da uno stabilimento industriale di Trissino. «Il Veneto è al primo posto in Italia per quanto riguarda l’incidenza di tumori», ammette l’ematologo Cordiano, specialmente ai reni e ai testicoli, fatto questo che rileva un diretto collegamento con l’inquinamento delle acque. Niente “stile di vita” sbagliato – per dirla con il ministro Lorenzin –, ma vera e propria correlazione di eventi. Alla faccia di chi coltiva il proprio orticello per mangiare sano e a sua insaputa lo irriga di veleno.
Saviano, oltre a evidenziare un aumento di malattie legate all’inquinamento, denuncia lo spostamento di 9,7 milioni di euro dei 10 previsti per il pattugliamento della Terra dei Fuochi alla sorveglianza dell’Expo di Milano. Noi, con l’audizione di Zovi, evidenziamo il mancato controllo dei cantieri delle grandi opere (quali la Pedemontana) e, con la voce di Cordiano, rileviamo l’immensa incidenza di tumori nella nostra regione. Profondo è il sud come profondo è il nord, entrambi impantanati nel terriccio friabile e – è proprio il caso di dirlo – avvelenato d’un Italia che sprofonda.

L’homo faber del post boom economico, per il quale il fare corrisponde all’essere e per il quale la riflessione, implicando un rinvio dell’azione, viene tacciata di anti-progressismo, manda avanti il suo cantiere: questa Pedemontana s’ha da fare proprio a tutti i costi. 

Zovi, riferendosi al futuro del Corpo della Forestale, apre la sua audizione con un tagliente morituri te salutant. Speriamo non sia il profetico saluta di un’intera generazione.

fonte: Vvox

19 febbraio 2015

Pedemontana bomb: fra un disastro e l'altro

Niente più tunnel per la Pedemontana 

Il tracciato non passerà sotto la Poscola ma sopra per evitare possibili inquinamenti alla falda «Una segnalazione dell'Arpav»


Pericolo floruri nell'acqua, stop alla galleria Poscola della Pedemontana. 

Verrà modificata per precauzione l'altezza della superstrada che non si snoderà più in galleria, passando quindi sotto il torrente, ma all'aperto. È l'ipotesi progettuale presentata l'altra sera, durante la seduta della Commissione consiliare ambiente e territorio a Montecchio, da Giuseppe Fasiol, responsabile unico del procedimento della Spv, e da Adriano Turso, ingegnere di Sis la società che si occupa della costruzione dell´infrastruttura. È stato lo stesso Fasiol a spiegare le motivazioni che hanno portato alla ricerca di una diversa soluzione al progetto esecutivo: «A novembre Arpav ha segnalato al commissario Silvano Vernizzi e alla Regione la possibilità di una contaminazione delle acque del torrente Poscola da sostanze perfluoro-alcaliniche provenienti dal territorio di Trissino. Per Arpav la galleria artificiale, lunga 850 metri, poteva determinare una modifica nell'andamento della falda profonda. Modifica che avrebbe poi potuto interessare dei pozzi di acqua potabile». (...) 

Fonte Giornale di Vicenza
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Nel novembre 2014 il COORDINAMENTO ACQUA LIBERA DAI PFAS presentò un esposto redatto in collaborazione col Ceag - Centro di azione giuridica di Legambiente Veneto - che chiede alle magistrature di Vicenza e Verona di indagare sulla pesante contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche delle falde acquifere, delle acque superficiali e degli acquedotti pubblici, di almeno una trentina di comuni a cavallo tra le province di Vicenza, Verona e Padova, un territorio stimato in circa 150 km quadrati e con una popolazione residente stimata in trecentomila abitanti.
L'esposto è corredato da una consulenza medico-scientifica, redatta dal Dott. Vincenzo Cordiano, che mette in correlazione la presenza degli inquinanti nelle acque con la probabile insorgenza di gravi patologie mediche, correlazione che viene citata anche in un documento dell'Istituto Superiore di Sanità del 16/01/2014 n. prot.0001584 avente oggetto "Acqua destinata al consumo umano contenente sostanze perfluorate nella provincia di Vicenza e comuni limitrofi". In tale ultimo documento l'Istituto Superiore di Sanità richiama uno studio americano svolto dopo un inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche nelle acque del fiume Ohio, e che ha interessato una popolazione di 70.000 abitanti.

Nell'esposto presentato si chiede alla magistratura di porre sotto sequestro le probabili fonti di inquinamento, onde evitare il perpetuarsi di un fenomeno inquinante che viene fatto risalire almeno alla fine degli anni 70.

08 febbraio 2015

Pedemontana, devastazione biblica


Non so cosa stia succedendo nel tratto Schio-Thiene-Bassano, sono stato fuori dal giro per un po’ di tempo, ma vedo quello che accade nella Valle dell’Agno: i cantieri della Pedemontana la stanno  distruggendo ad una velocità impressionante e nel silenzio tombale di quasi tutti. Ruspe e bilici inghiottiscono ogni giorno centinaia di metri cubi delle ultime terre buone della valle, sconvolgono storici e delicatissimi equilibri idrogeologici (vedi quello che sta capitando alla falda dalle parti della Ghisa) e tutti, o quasi, zitti e proni. 

Si scavano gallerie assurde, proliferano i primi segni di sovrappassi e sottopassi demenziali e tutti, o quasi, stanno lì a guardare con la lingua attaccata al palato. Ma qualcuno ha contato quante volte, in quattro chilometri, si vuole sottopassare e sovrappassare la provinciale 246? Proprio nessuno ha visto il progetto del mega casello di Castelgomberto, un enorme cancro che soffocherà quel comune con un labirinto di innesti e uscite da urlo?

Dov’erano, da che parte guardavano, su quali enormi problemi di fondo rimuginivano le sei Amministrazioni della valle mentre qualcuno progettava tale orrore? Non si sono accorte della distruttiva invasività di una colata di asfalto a quattro corsie che rovinerà per sempre metà dei loro Comuni e non porterà alcun beneficio alla viabilità della zona? Forse che i pendolari di Recoaro, Valdagno, Cornedo e Brogliano si precipiteranno a pagare il pedaggio a Castelgomberto per arrivare esattamente dove giungono adesso gratis, dopo un pugno di chilometri? E quale vantaggio, di grazia, ne avrà Trissino, invaso da un biscione mangia-terra impazzito?

E’ mai stato visto e discusso nelle Giunte e nei rispettivi consigli comunali questo mostro? Una obiezione che sia stata una, fu fatta, fu difesa, fu fatta conoscere al popolo sovrano? E su questo fiume di denaro, nessuno avverte neppure per sbaglio un sentore di leggera puzza? Neanche un sospetto piccolo piccolo? Se una cosa dannosissima e costosissima  va avanti con il turbo, nessuno si chiede cui prodest? O è un latinorum troppo difficile?

Tra qualche mese si apre a Vicenza il Festival biblico. Quest’anno il tema riguarda la salvaguardia dell’ambiente, in linea con quello che sta facendo papa Francesco a Roma con l’imminente enciclica. Per trovare la giusta ispirazione consiglio a organizzatori e relatori di venire a vedere una devastazione biblica in atto. Dopo quella dell’edificazione “miracolosa”, sulle splendide terre di Gian Giorgio Trissino & Figli, dei dieci eletrizzanti catafalchi d’oro, sempre più vuoti, sempre più neri. Cui prodest?

17 gennaio 2015

Lingue allenate a battere il tamburo

Riportiamo  due stralci di una articolo del Giornale di Vicenza evidenziando due aspetti:

1) la logica contorta degli asfaltatori che si arrampicano sui vetri per giustificare l'ingiustificabile.
2) la grande capacità del GdV di omaggiare il potere.


Primo stralcio (dichiarazioni dell'Ing. Silvano Vernizzi riportate dal GdV).

«Senza Valsugana, Bassano rischia di essere ingolfata»
  «Stiamo studiando e valutando la ricaduta del traffico della Pedemontana sulla viabilità locale quando a fine anno dovremmo aprire il primo tratto tra Breganze e la Valdastico. Sarà un riscontro importante in prospettiva per il successivo tratto nel Bassanese che sarà completato entro il 2016, perchè alla luce dell'attuale sistema viario c'è la preoccupazione che la città del Grappa e il suo hinterland si ingolfino senza sfogo».

Commento.
Secondo Vernizzi l'autostrada Nuova Valsugana servirebbe per drenare il traffico aggiuntivo portato dalla SPV. Cioè si giustifica un 'autostrada inutile col fatto che si sta costruendo un'altra autostrada inutile.

Secondo stralcio.
L'ingegnere Silvano Vernizzi è il commissario delegato dal governo per la realizzazione della superstrada a pagamento Pedemontana. Dal quartiere generale di Veneto Strade a Mestre scruta all'orizzonte le insidie per un'opera che è un unicum in Italia. È un dirigente abituato a misurare le parole, e si trova più a suo agio quando  snocciola i numeri.

Commento.
Questo è il pezzo che ci ha spirato il titolo del post.

Commento finale.
Dopo aver letto questa roba, ci è tornata alla mente la prima pagine di Cuore di qualche decennio fa.



 Fonte articolo: Giornale di Vicenza