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22 marzo 2015

Nulla di tranquillo sul suolo pedemontano

Nelle ultime settimane il sonnolento iter della Superstrada Pedemontana Veneta è stato investito direttamene o indirettamente da alcuni eventi negativi da quali partiamo per fare una riflessione.

A fine gennaio 2015 il Commissario Straordinario per la realizzazione della SPV, nonché amministratore delegato di Veneto Strade, Ing. Silvano Vernizzi, viene indagata per turbativa d‘asta in relazione all’affidamento ad Adria infrastrutture dell’incarico per la realizzazione della “via del Mare”, una superstrada a pagamento lunga 18, 8 km, del costo di 210 milioni di euro che dovrebbe collegare l’autostrada A4 dal casello di Meolo a Jesolo.

A fine febbraio 2015 la Corte dei Conti invia una richiesta di chiarimenti all’Ing. Vernizzi, rilevando tra l’altro come il contributo pubblico sia passato da 175 a 614 milioni di euro e come esista un potenziale conflitto di interesse tra la carica di Commissario straordinario e quella di Presidente della Commissione VIA ricoperta fino a pochi mesi fa da Vernizzi stesso, nonché la completa 
discrezionalità dell’affidamento di incarichi e consulenze e la mancanza di pianificazione adeguata.

A metà marzo 2015 la magistratura di Firenze arresta per corruzione, induzione indebita, turbata libertà degli incanti ed altri delitti contro la Pubblica amministrazione Tra gli arrestati il super-dirigente del Ministero dei Lavori Pubblici Ercole Incalza, e l’imprenditore Stefano Perotti. Secondo l’accusa, Ercole Incalza grazie alla sua posizione strategica, induceva le società concessionarie di molte grandi opere ad affidare a Stefano Perotti la direzione dei lavori delle stessa. In cambio Stefano Perrotti affidava incarichi e consulenze a persone indicate da Ercole Incalza. Perotti era, fino al suo arresto, il direttore dei lavori anche della Superstrada Pedemontana Veneta.

Nella seconda metà di marzo, la corte dei conti invia una seconda richiesta di chiarimenti al Commissario Vernizzi. Questa volta, la magistratura contabile, oltra chiedere chiarimenti proprio su Stefano Perotti e sulle modalità con le quali gli è stata affidata la direzione dei lavori, mette in discussione l’impianto stesso della convenzione che sorregge SPV rilevando come le previsioni di traffico siano state sovrastimate e paventando il rischio che non venga raggiunta la soglia dei 25.000 veicoli al giorno al di sotto della quale ulteriori costi per circa 400 milioni ricadrebbero sulla collettività, portando il totale dell’esborso pubblico sopra il miliardo di euro ed eliminando (assieme ad altre clausole della convenzione tra concessionario e Regione) il rischio d’impresa per il soggetto privato ( In pratica la Corte de conti riprende alcune delle argomentazioni sostenute da anni dagli attivisti dei comitati contro la SPV).

Qualunque persona di buon senso, a questo punto fermerebbe tutto in attesa di chiarire tutti gli aspetti della questione.
Invece no: i lavori proseguono come se nulla fosse, perché, sostengono politici di ogni schieramento, “occorre isolare le mele marce”, ma le opere vanno continuate.
Il caso SPV è paradigmatico.

La Pedemontana Veneta è nata all’interno del “sistema Galan”, con tutte le logiche di spartizione ed affidamento tra i soggetti che negli ultimi quindici anni si sono divisi gli appalti in Veneto. Alla fine l’opera è stata affidata all’attuale concessionario solo a causa di un eccesso di sicurezza del proprio potere da parte dei boiardi veneti, i cui legali hanno presentato in ritardo la richiesta di esercitare il “diritto di prelazione”, abominevole clausola presente nella normativa per le opere realizzate in project financing.

Come tutte le grandi opere, dal MoSE al TAV, SPV è stata pensata per garantire ai boiardi pubblici ed ai loro amici di rimpinguare i propri guadagni (ultimo il caso sopra riportato Incalza – Perotti ), ai politici (vedi l’ex assessore Chisso o l’ex presidente Galan) per finanziare se stessi e le proprie clientele e ad alcuni imprenditori e società (uno per tutti Baita/Mantovani) di arricchirsi sfruttando il bene comune.

Infine non possiamo non rilevare come TUTTE le grandi opere siano strumenti funzionali con cui il sistema neoliberista afferma il proprio disegno, ossia il trasferimento di risorse naturali ed economiche dal comune verso la concentrazione di tutte le ricchezze  in sempre meno mani.

Gli attori di cui sopra ne sono gli esecutori.
I fatti riportati ne sono la prova evidente.

Noi siamo gli anticorpi.

Rete Comitati Alto Vicentino

21 marzo 2015

Pedemontana Veneta: ulteriore indagine della Corte dei Conti

Continuano i guai per SPV 
«Espropri, nomine, ricavi incerti» Indagine bis sulla Pedemontana La Corte dei conti torna alla carica

VENEZIA La Corte dei Conti torna alla carica sul fronte dei presunti sprechi per la realizzazione della Pedemontana Veneta. E lo fa (anche) per chiedere chiarimenti sui criteri che portarono alla scelta, come direttore dei lavori, di Stefano Perotti, l’ingegnere fiorentino arrestato lunedì nell’ambito della maxi inchiesta sulla corruzione nelle grandi opere. 

Dopo l’apertura di un’indagine «conoscitiva» da parte dell’Ufficio centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato e la richiesta di documentazione inviata il mese scorso a tutti gli enti coinvolti nella realizzazione di quella che sarà la prima superstrada a pagamento d’Italia, 
giovedì mattina i magistrati contabili hanno fatto recapitare una nuova lista di interrogativi.

Ora il magistrato vuole ottenere informazioni su Adriano Turso, il nuovo direttore dei lavori nominato all’indomani dell’arresto di Perotti, ma chiede anche di conoscere le modalità con le quali era stato individuato il predecessore, visto che «sorprende che la direzione (dei lavori, ndr) fosse stata attribuita a un soggetto non residente in loco e inoltre già titolare di molte altre direzioni». Inoltre, la Corte dei Conti arriva a ventilare sospetti perfino sull’effettiva necessità della superstrada e, quindi, sulla sua sostenibilità economica.

articolo completo qui

17 marzo 2015

TANGENTI. Perotti, arrestato, risulta essere il direttore della Pedemontana Veneta

17 MARZO 2015. Nella rete dell’inchiesta della magistratura fiorentina per le tangenti degli appalti di TAV ed EXPO (4 arrestati e 51 indagati in totale) è caduto, oltre a Ercole Incalza, funzionario del Ministero delle infrastrutture dal 2001, anche l’Ing. Stefano Perotti che risulta essere il direttore dei lavori dei cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta (SPV).
Tra le figure chiave per la realizzazione di questa grande opera aumenta quindi il numero di coloro che per un motivo o per l’altro sono caduti nella rete della giustizia italiana. Prima è capitato al responsabile unico del procedimento della SPV, Giuseppe Fasiol, arrestato e poi rilasciato nell’ambito dello scandalo del Mose, poi all’amministratore delegato di Veneto Strade e Commissario straordinario della SPV, Silvano Vernizzi, indagato per il reato di turbativa d’asta con altri cinque dirigenti della Regione Veneto in relazione all’affidamento alla società Adria Infrastrutture dell’incarico per la realizzazione della Via del Mare in project financing (una superstrada a pedaggio tra Meolo e Jesolo) ed ora capita addirittura al direttore dei lavori, Stefano Perotti.

Come ricordano i magistrati fiorentini Perotti in veste di direttore dei lavori si garantiva un guadagno imponente che andava dall’1 al 3 % dell’opera diretta.

Andrea Zanoni, che da Eurodeputato è intervenuto più volte sulle troppe ombre della Pedemontana, ma anche su quelle del Mose, ha dichiarato: “Dopo l’arresto del direttore lavori della pedemontana mi auguro che il magistrato Raffaele Cantone alla guida dell’autorità nazionale per l’anticorruzione acceleri le indagini annunciate lo scorso gennaio facendo presto luce sui troppi lati oscuri di questa grande opera. Fortunatamente sta indagando anche la Corte dei Conti che appena lo scorso 19 febbraio ha chiesto sulla pedemontana una serie quasi interminabile di chiarimenti in un documento di addirittura ventiquattro pagine. La Pedemontana veneta sta costando ai contribuenti un occhio della testa e dopo questo ennesimo episodio che vede l’arresto di una figura chiave è doveroso fare immediatamente luce sulle varie responsabilità in essere e sull’utilizzo dei soldi pubblici rivedendo tutti gli incarichi di quest’opera”.

08 marzo 2015

Il disastro Brebemi (il disastro SPV)

Il disastro Brebemi, soltanto 11mila auto al giorno contro le 80mila previste

I costruttori puntavano a cifre decisamente più alte rispetto al bilancio dei primi sette mesi: inutile anche lo sconto sul pedaggio per attirare clienti. Ma altri soldi pubblici arriveranno nonostante il flop

Proprio come da noi con la Pedemontana.

leggi l'articolo qui 

fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/03/08/news/brebemi-109011329/?ref=HREC1-6