Le polveri sottili meglio note come Pm10 o particelle sospese escono dai tubi di scappamento delle auto, dai comignoli dei condomini, si librano nell’aria. Le respiriamo e - come sostengono gli studiosi - si depositano nei nostri polmoni. Con danni consistenti, non sempre valutabili se non sulla lunga distanza.
A puntare il dito contro una situazione pesante, che si protrae almeno dal 2002 - anno in cui è iniziata la campagna per la misurazione delle polveri - è un comunicato di Legambiente. Duro, ma nello stesso tempo propositivo e pratico. Si parte dalle cifre, per delimitare un quadro comunque inquietante che riguarda tutto il Veneto: fatta eccezione per Belluno - favorito dalla sua posizione geografica - tutti gli altri capoluoghi sono in affanno con una media che supera abbondantemente i 50 microgrammi di polveri per metro cubo.
«Il Veneto è già fuorilegge. E questo è tanto più grave se si pensa che - come sostiene l’Organizzazione mondiale per la sanità - non esiste un limite inferiore al quale le polveri sottili possano essere innocue» commenta Michele Bertucco, presidente regionale di Legambiente. Gli fa eco Valentina Dovigo, della segreteria regionale e del direttivo nazionale: «Non si può più parlare di Comuni grandi o piccoli , il problema è serio e se le polveri diminuiscono dipende dal fatto che piove un po’ di più. Quello che chiediamo è un coordinamento regionale, visto che un piano esiste, anche se non è mai stato applicato per mancanza di coperture finanziarie.
Non possiamo andare avanti con una sorta di irresponsabilità condivisa, nel senso che i Comuni sostengono che la Regione si deve muovere, quest’ultima non prende posizione, gli enti locali si arrangiano e una città sceglie la propria ricetta che non sempre è quella vincente o risolutiva».
Eppure, quando si parla di salute, gli interessi di qualunque natura dovrebbero essere superati. Le polveri causano infiammazioni alle vie respiratorie che favoriscono lo sviluppo di varie patologie: bronchiti, polmoniti, asma infantile, malattie polmonari croniche. «Evidentemente sapere non basta - prosegue Valentina Dovigo- Alcuni accorgimenti potrebbero essere presi anche dal Comune. Piccole cose, non tanto costose, che però potrebbero contribuire ad abbattere il livello delle polveri. Fra tutte la costruzione di corsie preferenziali per gli autobus: più incentiviamo il trasporto pubblico e lo rendiamo veloce, più i cittadini sono invogliati a lasciare le auto alle porte della città». «Non credo - conclude Dovigo - che il ticket d’ingresso introdotto a Milano possa servire, piuttosto rivediamo le tariffe dei parcheggi in città. Aumentiamole, così gli automobilisti saranno più sensibili a lasceranno l’auto nei parcheggi d’interscambio, a patto che ci sia una rete di trasporto urbano concorrenziale. Su questo il Comune dovrebbe concentrare le proprie politiche in materia ambientale».
20 ottobre 2008
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